In quest'articolo affrontiamo il tema dei giovani da pochi giorni tornati in aula con molte incertezze sulla didattica 2021-2022 e sul futuro lavorativo.

Sono passate soltanto due settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico 2021-2022 e tra i banchi di scuola, dopo un anno di Dad, tutti i ragazzi di tutte le scuole di ogni ordine e grado sono stati costretti al piano B del Governo, cioè quello relativo alla didattica digitale.

Da settembre 2021 si è assistito ad un cambio di rotta, ovvero le porte scolastiche si sono aperte finalmente alla didattica in presenza, archiviata ed ormai dimenticata da tutti per un anno intero.

7 milioni di studenti di tutta Italia e quasi 60 mila docenti si sono riabbracciarsi da pochi giorni tra i banchi di scuola. Si legge felicità fra i loro volti, ma non è totalmente cosi.

E’ appena iniziato l’anno scolastico e, nonostante il numero sia dei contagi che quello delle terapie intensive in Italia sia contenuto, già sono scoppiati i primi focolai tra i banchi di scuola: questo è quello che è successo in due città lombarde: Lodi da una parte e Milano dall’altra, peccato solo che qui la situazione sia un po’ inversa. 

A seguito dei numerosi focolai presenti in tutta Italia, si sono venuti a creare 90 classi isolate e quasi 2000 persone sono entrate in quarantena da pochi giorni ovvero si registrano 26 classi divise tra nido e scuola dell’infanzia; 25 classi di scuola primaria, 18 classi di scuola secondaria di primo grado e 21 classi relative alla scuola secondaria di secondo grado.

Oltre che a queste situazioni, in questi giorni, molti studenti si stanno riunendo in città presenti in tutta Italia per protestare contro il futuro incerto che si prospetta davanti ai loro occhi non solo a scuola ma anche in ambito lavorativo. 

Non si dicono contenti in merito all’assenza di linee guida adottate da parte del Governo e relative alla mancanza di certezza sulle modalità di erogazione della didattica stessa.

Si chiedono, infatti, per quanto la didattica in presenza possa rimanere in piedi e se ci sarà un ritorno effettivo nella modalità a distanza.

Tutto dipenderà dal ruolo che giocheranno i vaccini.

Quello svolto dalla didattica rappresenta però soltanto un ruolo prettamente marginale,nella testa di molti studenti ci sono preoccupazioni ben più pesanti da prendere con i piedi di piombo: la scuola è oggi, il lavoro è domani.

Questo paradigma vuol dire che oggi c’è la scuola nella vita degli studenti e domani, una volta terminati gli studi ci sarà il lavoro. 

Non ci sono certezze, e quelle che devono essere dette, invece, non lo sono assolutamente.

Giovani di tutta Italia si stanno riunendo e vogliono dire la loro ad alta voce davanti a tutte le forze politiche e davanti alle istituzioni europee stesse.

La generazione dei giovani è la generazione del futuro.

I ragazzi sono il futuro, un domani diventeranno donne e uomini con famiglia e figli come lo sono stati per loro i loro genitori e i loro nonni.

A preoccuparli maggiormente è il mondo lavorativo, se nessuno li manterrà come faranno a campare?

Non é possibile campare d’aria in una società che li abbandona a se stessi, li emargina all'interno della società.

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Redattore

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