Oggi 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Facciamo il punto per capire a che punto è la moda in fatto di abiti non solo comodi ma anche al passo con le tendenze del momento.

Se negli Stati Uniti e nel Regno Unito, già da qualche anno si sono fatti grandi passi verso le linee di moda disabled- friendly, in Italia l’attenzione al tema è partito un po' a rilento, ma fortunatamente si percepisce un cambiamento, che passa per casting dedicati e shooting inclusivi. In questi ultimi anni si sono infatti accesi i riflettori sulle esigenze di coloro che si muovono con una sedia a rotelle o che utilizzano altri tipi di ausili per la mobilità, di chi ha protesi e di chi soffre di malattie croniche ma che non intendono tuttavia rinunciare a sentirsi glamourous e in linea con le tendenze moda.

Piccoli passi sì, ma che stanno contribuendo a costruire un tipo di rappresentazione del corpo inclusiva, soprattutto attraverso sfilate, riviste di moda, collezioni e campagne pubblicitarie. Ma la strada è ancora lunga se pensiamo che le persone disabili rappresentano un quinto della popolazione mondiale, una presenza ancora troppo scarsa e si porta dietro il problema dell’abilismo declinato in diversi aspetti, dalla scelta per esempio di alcune disabilità in favore di altre perché magari commercialmente più visibili, o ancora la messa in commercio di presidi come sedie a rotelle che hanno le caratteristiche per poter essere utilizzate su determinate piste ma che di fatto di fatto sono del tutto inaccessibili, o l’oggettificazione delle persone disabili in favore di altre e tanto altro ancora. 

E del resto se è vero che il mondo spostando lentamente verso ideali più inclusivi che comprendono l’etnia, la taglia, il genere e l’orientamento sessuale, allo stesso modo cambiamento dovrebbe includere anche i corpi disabili. E per fortuna anche il mondo della disabilità sta iniziando a conquistare una certa visibilità nel mondo della moda. Molti brand, come Moschino, Gucci hanno scelto modelle con disabilità come Ellie Goldstein, Aaron Rose Philip e Jillian Mercado.

Un cambiamento quindi si percepisce, ce lo dicono anche le agenzie che promuovono casting incentrati sulla disabilità, o la presenza di società di consulenza che si occupano di accessibilità, o ancora i magazine digitali, come quello curato dalla giornalista di moda e malata cronica Claudia Walder, che con i suoi articoli immortala la creatività della comunità disabile, fino ad arrivare ad alcuni brand che utilizzano per esempio l’alfabeto braille come Aille Design.

E se il fashion design deve puntare a far sentire la persone con disabilità più sicure di sé e a proprio agio, facilitandone anche il modo di vestirsi senza rischi e senza la necessità di essere aiutati altri, puntando su chiusure agevolate, regolabilità per taglie diverse, su tessuti di facile manutenzione, e studiati per chi soffre di problemi tattici, dal canto loro invece i negozi, dovrebbero poter garantire l’accessibilità a tutti.

Ci auspichiamo che il settore della moda possa diventare un settore inclusivo e che l’adaptive fashion diventi prerogativa sia nel mercato di massa sia in quello del lusso.

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Redattore

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