Scarpette rosse contro la violenza sulle donne: il significato e la storia di un simbolo diventato ormai universale.

“Da grande voglio un paio di scarpe così, ma rosse, perché il rosso è il colore della bellezza e della libertà”

pensavo, guardando i miei piccoli piedini dentro quelle scarpe enormi. Adesso quelle scarpe rosse le ho, ma quando le indosso non penso né alla bellezza, né al fascino o all’eleganza bensì a una libertà violata e sempre più spesso negata.

Fu così che Elina Chauvet, artista messicana, utilizzò per la prima volta nel 2009 le scarpe rosse come simbolo di una strage. Realizzò infatti un’installazione artistica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez, che erano state rapite, stuprate, mutilate e strangolate. Dopo aver raccolto trentatré paia di scarpe rosse e le installò nello spazio urbano davanti al consolato e quel giorno le scarpette rosse, “rosse come il sangue”, divennero il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne

Scarpette che rappresentano tutte le donne private della libertà di poter indossare scarpe, o qualsiasi altro tipo di vestiario, in ogni parte del mondo. Ma anche e soprattutto le donne costrette a subire maltrattamenti e violenza di ogni genere. Al di là dei riferimenti anche letterari, dalla favola di Hans Christian Andersen al Mago di Oz, la scarpa rossa è diventata simbolo perché associata ai concetti di indipendenza ed emancipazione nelle donne.

Il colore rosso tra l’altro a seconda delle culture assume un diverso significato. In Occidente, il rosso è il colore dell’amore della passione, ma anche del potere e della forza. E questo ha portato alla nascita di stereotipi da combattere anche attraverso azioni simboliche perché poi i simboli diventino icone di qualcosa per cui lottare e manifestare per muovere le coscienze di tutti noi e favorire un cambiamento profondo e definitivo.

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Giornata istituita nel dicembre 1999 dall’Onu, e che si celebra il 25 novembre di ogni anno. La data non è stata scelta a caso. Fu in quel giorno, infatti, che il dittatore Rafael Leonidas Trujillo della Repubblica Dominicana uccise le sorelle Mirabel, Patria, Minerva e Maria Teresa, passate alla storia come le farfalle, donne sempre pronte a lottare in difesa dei propri diritti. Furono torturate, strangolate e gettate in un burrone.

Purtroppo ancora oggi quello della violenza e del femminicidio rappresenta un fenomeno estremamente diffuso, e non conosce barriere di classe sociale, nazionalità, livello d’istruzione. Un fenomeno che ha origini molto lontane, difficili da ricostruire e da comprendere, ma che ancora rappresenta una piaga sociale se si pensa che il 35% delle donne ha subito una qualche forma di violenza fisica e sessuale.

In Italia nonostante l’intervento dello Stato con decreti legge e con varie campagne di sensibilizzazione, e nonostante l’attività dei centri antiviolenza e di altri enti, i casi di violenza sulle donne si non fermano. Per aiutare le vittime di violenza esiste il codice rosso. Ma questo ancora non basta. Forte è anche l’impegno dei Centri Antiviolenza Territoriali, di psicologi, avvocati, antropologi e delle forze dell’ordine ma tanto ancora c’è da fare, perché la violenza sulle donne è giuridicamente parlando, una vera e propria violazione fondamentale dei diritti umani.

Quello che tutti speriamo è che si possa arrivare ad andare oltre all’attuale significato che hanno preso le scarpe rosse, e pensare che questo bellissimo accessorio femminile possa riacquistare il suo vero valore, quello di bellezza e libertà. Questo è l’augurio che ci facciamo oggi!

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Redattore

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