In quest'articolo parleremo della terza dose: a chi dovrà essere somministrata e quando sarà necessario imporre l'obbligo a tutta la popolazione.

Mentre ci sono ancora paesi del mondo cui è stata somministrata solo una dose, in Italia siamo già arrivati a due dosi o forse tre.

Dal 20 settembre è iniziato il via libera per la terza dose, la dose booster (chiamata anche dose di rinforzo) rivolta solo ai soggetti ritenuti più fragili e già somministrata in paesi quali Israele ad esempio.

Ormai la maggior parte delle persone hanno ricevuto la prima e la seconda dose del vaccino e le campagne vaccinali stanno dimostrando la loro efficacia sia dal punto di vista dei contagi che anche di quello dei ricoveri.

Ora è in arrivo una terza dose non rivolta però a tutti. Per ora rimane destinata, almeno in fase iniziale, alla fascia di persone che presentano un cosiddetto deficit immunologico, con AIDS, tumori, gli immunodepressi.

La categoria di persone cui è riservata la terza dose si riferisce a quelle persone la cui risposta ai vaccini è più debole rispetto al normale.

Si sta ancora valutando se estenderla a tutta la popolazione o meno e in questo caso, le categorie cui sarebbe rivolta in primis sarebbero quelle degli anziani e degli operatori sanitari.

La scelta di estendere la terza dose a quante più persone possibili dipenderà dall’efficacia delle prime due dosi nel far retrocedere il virus ed al raggiungimento di un’immunità di gregge efficiente.

Il governo italiano manifesta l’intenzione prima di rendere obbligatoria la terza dose al maggior numero di persone, convincendo gli indecisi che stanno aspettando che il momento di obbligatorietà passi e ancora non sono protetti a livello immunitario.

Alla data odierna e seguendo l’andamento della curva epidemiologica gli esperti dicono che la prima e la seconda dose sono efficaci e chi è vaccinato presenta meno rischi di finire in terapia intensiva di chi, invece, non lo è.

Per una obbligatorietà della terza dose, che già coinvolge le prime due dosi, bisognerà attendere e vedere se sarà necessaria dal momento che non viene escluso che tra qualche mese possano comparire nuove varianti e che il vaccino possa perdere la sua efficacia tra pochi mesi.

Si calcola che l’immunità di gregge, che stiamo raggiungendo, abbia durata pari circa ad un anno.

Come sostengono gli scienziati, infatti, con la seconda dose la protezione contro il Covid-19 aumenta e minore è il rischio di contagio nei confronti del virus, ma per avere una maggiore idea di ciò che succederà in questi mesi lo si vedrà dai numeri del bollettino dei contagi.

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Redattore

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